Il cibo non è solo nutrimento e, poiché ci piace giocare con le parole, talvolta con la loro etimologia, potremmo dire che è anche “NutriMente”.
Si, avete letto bene!
Se leggiamo con attenzione la parola “alimentazione”, ci accorgiamo che è composta da tre concetti, pilastri essenziali per il nostro corpo nonché inscindibile unità psicosomatica:
cibo (Ali- ment-o)
“Mente” (potremmo definirla come ciò che ci permette di avere una coscienza soggettiva: come tale, non occupa un posto fisico, quindi è un concetto astratto sebbene generalmente associato al cervello, che è l'organo in cui avvengono i processi mentali ma differisce da questo in quanto, mentre la mente viene studiata da discipline come la psicologia e la psichiatria, il cervello viene avvicinato dalla biologia in funzione dei processi fisici e chimici che si svolgono in esso) e “Azione”, la risultante del corretto introietto energetico in cui la “mente” trova espressione attivando-si attraverso il corpo fisico.
L’alimentazione è connessa con la vita emotiva e assume un significato che va oltre l’aspetto semplicemente fisiologico: il cibo risulta “condito” da diversi aspetti psicologici: valori, ideologie, credenze religiose e culturali.
Il rapporto tra cibo e la vita affettiva è potente e ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella propria esperienza quanto il cibo possa servire a gestire le emozioni.
Ma se questi meccanismi diventano ricorrenti e automatici si scivola nella patologia alimentare. Attraverso il rapporto con il cibo si esprime bisogno d’amore: il cibo diventa un anestetico con cui si cerca di eliminare la sofferenza o l’insoddisfazione della sfera affettiva ed emozionale.
Per esempio, vi è forte connessione tra il cibo ed il sesso poiché legate proprio all’aspetto del desiderio e del piacere.
Il piacere associato al cibo, in effetti, è risultato essere un moderatore importante della relazione tra benessere e alimentazione (Appleton, McGowan, 2006; Remick, et al., 2009).
Ma quando dopo cena si apre in continuazione il frigo alla ricerca di "qualcosa", o al contrario quando lo stomaco si chiude, magari dopo aver discusso con il partner o con un collega, si sta vivendo lo stretto legame tra cibo ed emozioni, tra fame e psiche.
Se vi è, qual è la differenza tra FAME NERVOSA o EMOTIVA e FAME FISIOLOGICA?
La prima, è improvvisa e urgente, insistente, molto specifica (voglia di pizza, di gelato, snack..), non cessa anche se il corpo è sazio, è automatica, come se si fosse ipnotizzati per poi indurre il senso di colpa per essersi cibati in tal modo e misura.
Quando è invece il corpo a richiedere nutrimento, la fame è basata sul “mangiare come necessità”, arriva gradualmente, può essere posticipata e, se ci domandiamo dove la potremmo collocare, indicheremmo tutti l’altezza dello stomaco (piccolo suggerimento: facciamoci caso quando “sentiamo” fame e cosa il nostro corpo ci dice); viene soddisfatta attraverso diversi tipi di alimenti (per esempio un frutto, una manciata di frutta secca) quindi non è specifica bensì caratterizzata da scelte volontarie, consapevoli, e una volta che la fame è stata soddisfatta ci si ferma, non innescando sensi di colpa.
Ma come affrontare, giorno dopo giorno, gli aspetti problematici della fame emotiva e come ritrovare il corretto equilibrio nel rapporto con il cibo?
L’alimentazione, come tutte le attività umane, si accompagna a dei vissuti emotivi.
Il mondo emotivo è molto complesso e spesso dare un nome alle sensazioni che si provano non è facile e può portare anche ad utilizzare il cibo in maniera impropria e quindi, per esempio, abusarne, quasi come se fosse un contenitore, un mezzo per calmare ansie ed angosce, situazione che può fare innescare un circolo vizioso caratterizzato da forti sensi di colpa rispetto ad un atteggiamento con il cibo vissuto come trasgressivo.
Ad esempio, per qualcuno, il desiderio incontenibile per un cibo (craving) potrebbe essere segno che qualcosa dentro di noi non è in equilibrio e che dobbiamo fermarci e osservare la nostra vita, incontenibilita’ per molti associabile e localizzata allo sgradevoli “senso di vuoto allo stomaco”, per altri, il medesimo sentire diviene in maniera distorta una fonte di controllo sulla propria vita: grazie ad esso, alla sua presenza rassicurante, si instaura in un dialogo subdolo la scelta deliberata di non mangiare, forma di potere ed autostima.
A livello simbolico possiamo comprendere molto di noi dal tipo di alimento che andiamo a ricercare, eccone alcuni associati alle emozioni:
- Cibi dolci è probabilmente la più frequente e diffusa forma di fame emotiva.
Ci si può sentire soli e non amati e ciò che manca è la gioia e la dolcezza nella vita che viene ricercata nel cibo.
L’eccesso di zucchero crea a sua volta uno squilibrio dei livelli di glucosio e insulina nel sangue che rende ancor più difficile uscire dal circolo vizioso, oltre alterare la flora batterica intestinale creando uno stato di disbiosi, alterazione della produzione di serotonina, il neurotrasmettitore della serenità, forse non tutti sanno che per il 90% avviene nell’intestino, responsabile di alterazione dello stato umorale (non è forse l’intestino definito come il nostro “secondo cervello” o cervello emotivo?).
- Cibi salati (snack, patatine, pizza, insaccati, formaggi)
Il sale nel nostro corpo richiama acqua.
Quando mangiamo cibi salati introduciamo più acqua e ciò promuove movimento e flusso nel nostro corpo.
Il desiderio di cibi salati può quindi simboleggiare che abbiamo bisogno di relax e di andare con il flusso della vita.
Ma eccedere col sale porta la pressione sanguigna ad innalzarsi, senso di oppressione e stress, l’opposto del sentirsi rilassati e calmi e distesi...alterando la flora batterica intestinale.
- Caffeina (caffè, tè, bevande alla cola)
Chi ricorre a queste bevande potrebbe percepirsi stanco, deconcentrato, bisognoso di socializzare.
Spesso si beve il caffè per spezzare il ritmo lavorativo o di studio e prendersi una pausa o per fare due chiacchiere con un amico.
Troppa caffeina però può portare a effetti collaterali come il sentirsi ansiosi, nervosi e a ridurre la nostra naturale capacità di gestire lo stress...oltre che, anch’esso, alterare la flora batterica intestinale.
- Cibi croccanti
Ci si può sentire arrabbiati, sovraccaricati da una situazione o frustrati.
Infatti masticare cibi croccanti può portare a una momentanea sensazione di distensione perché apparentemente crea uno sfogo alla tensione percepita.
Le emozioni, in inglese “e-motion energy in motion” ovvero energia in movimento, hanno un effetto sui nostri pensieri, comportamenti e azioni ma anche sul nostro corpo: infatti, come descrive la neuroscienza, la nostra psicologia diventa la nostra biologia, e viceversa.
Non esistono emozioni buone o cattive, giuste o sbagliate, perché ogni emozione costituisce per noi un messaggio unico, in grado di aiutarci a comprendere meglio chi siamo, cosa stiamo vivendo e cosa c’è eventualmente da cambiare nella nostra vita.
Tuttavia possiamo distinguerle in due emozioni principali da cui derivano tutte le altre:
Amore (gioia, felicità, fiducia, compassione, appagamento, amorevolezza..) e Paura (ansia, rabbia tristezza, solitudine, senso di colpa, vergogna..).
“Ri-conoscere” le emozioni suppone essere già capaci di conoscerle, dare loro un volto e un nome, quali sono nel nostro quotidiano coinvolte, permette di sviluppare delle alternative comportamentali nei confronti dell’”insaziabile fame di vivere”.
Lo scopo è chiaro: riconoscere, accettare e “sentire” queste emozioni senza ricorrere al cibo quale riempitivo di ciò che manca.
Gli strumenti, sia per chi non riesce a tener a bada la fame, sia per chi non riesce a inghiottire nulla, sono molteplici e personalizzati partendo, come abbiamo visto, dagli alimenti con cui ci nutriamo (non scordiamo che siamo ciò che mangiamo) che vanno scelti e integrati con vitamine e nutrienti che regolano il buon umore, passando attraverso l'aiuto che arriva dalle piante e dalla nutraceutica, nonché acquisire consapevolezza con cui avvicinarsi all'alimentazione decodificando le proprie emozioni.
E’ necessario imparare a riconoscere i propri stati interni, ascoltare e conoscere il proprio corpo, prendere contatto con le emozioni e i bisogni più profondi.
Le emozioni inespresse purtroppo non scompaiono, ma si accumulano nel corpo andando a creare stati infiammatori Sche alla lunga possono esprimersi in sintomi più o meno gravi.
La sapienza del corpo infatti, porterà in qualche modo a trovare uno sfogo ad esse che se non è all’esterno, sarà all’interno di noi.
Prima o poi, insomma, dobbiamo “sentire”!