La vita della Donna e dell’Uomo è un susseguirsi di cambiamenti.
L'infanzia, l'adolescenza, la scoperta del corpo, il rapporto con gli uomini/donne, l'essere (a volte) mamma/papà e poi (non sempre) nonna/o.
Sono tante le fasi che si attraversano e ci segnano. E ogni volta sono una scoperta, positiva o negativa, piacevole o meno soddisfacente. Potremmo immaginare il vissuto di ognuno di noi come una passeggiata dalla quale emergono le emozioni di ogni protagonista: stanchezze e delusioni, vanità e imbarazzo. Il vissuto di ciascuno, il percorso femminile in particolare, potrebbe essere paragonabile ad un’automobile, una fuori serie: non basta averla, è necessario rendersi conto che, affinché questa cammini, sia guidata in percorsi non sempre facili. Il conducente del mezzo è l’Anima, il nostro livello energetico.
Come si cambia?
Ogni 7 anni tutte le nostre cellule si rinnovano completamente: che si tratti dello scheletro o degli organi, per alcune cellule c’è un ricambio veloce, altre si rigenerano solo poco e lentamente nell’arco degli anni, altre ancora non si rigenerano mai. Perciò, se le cellule si rinnovano ma noi restiamo sempre uguali è come essere il proprietario della macchina che cambia le gomme, le acquista nuove, ma sempre uguali alle precedenti.
D’altra parte si è visto che se le modalità di relazionarsi cambiano, molte altre cose connesse con l’individuo possono cambiare.
Non è quindi importante solo il veicolo, ma più importante è chi lo guida.
Nella mia ventennale esperienza di psicoterapeuta, ho riscontrato la presenza costante di un concetto che ritengo basilare: siamo fatti di Energia, la stessa energia che prende diverse forme col fluire del tutto (dal greco πάντα ῥεῖ, panta rei, letteralmente “tutto scorre”) sostanza del pensiero filosofico del greco Eraclito, non a caso chiamato “il filosofo del divenire”, poiché per lui ogni cosa è destinata a cambiare, variare e trasformarsi.
Non solo ci dev’essere energia ma questa deve poter fluire, deve muoversi, perchè laddove c’è stasi, c’è patologia.
L’essere umano può essere paragonato ad un grande orologio che segue vari cicli, ognuno dei quali rappresenta una nascita ed una morte, con conseguente trasformazione.
La donna ad esempio, conosce benissimo il ciclo di 28 giorni che segue la fase lunare e che si divide a sua volta in cicli di 14 giorni; vi è poi il ciclo dell’anno, quello delle stagioni, dei mesi, del giorno, dei bioritmi, i cicli circadiani quello di 7 anni all’interno del quale tutte le nostre cellule vengono rinnovate, il ciclo del cibo, della digestione, del cuore i cui battiti sono formati a loro volta da sistole e diastole, ed altro ancora.
Come per il corpo fisico la Vita entra al primo inspiro così lascia il corpo fisico con l’ultimo espiro, possiamo definire un ciclo respiratorio fatto da inspirazione ed espirazione, ad ogni espirazione finisce il ciclo e ne ricomincia un altro.
La Vita e la Morte sono due concetti complementari, ma strettamente legati tra loro. Tanto distanti quanto facenti parte di una stessa regola che ordina tutto il nostro Universo. La Morte è la situazione che l’uomo cerca più in assoluto di rimuovere, ma è solamente imparando a morire che si può vivere.
Spesso si crede che la Morte sia un punto oltre il quale tutto finisce, in realtà non è altro che un processo di trasformazione da una forma ad un’altra.
Non vi è in natura un punto in cui finisca un ciclo: ogni fine, che tale sembra, in realtà è un processo che permette una successiva rinascita.
La Morte è ciò che permette il cambiamento.
“Non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare.” Eraclito
Quando finisce e si chiude un determinato periodo della vita c’è sempre una crisi (dal verbo greco krino = separare, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare.
Nell'uso comune, il termine ha assunto un'accezione negativa in quanto vuole significare un peggioramento di una situazione. Se invece riflettiamo sull'etimologia della parola crisi, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva, in quanto un momento di crisi cioè di riflessione, di valutazione, di discernimento, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorire prossimo) nell’adolescenza ad esempio si vive l’abbandono, il cessare definitivo del nostro essere bambini; la menopausa rappresenta la fine della fertilità; il pensionamento l’abbandono della vita lavorativa.
Nella maggior parte dei casi questi evolutivi momenti di transito sono vissuti con contenuti di lutto e crisi ma, al contempo, rappresentano momenti di grandi possibilità per rinnovarsi.
Per continuare a seguire la nostra strada è necessario andare a tempo, accordarsi coi cambiamenti fisiologici e psichici:
abbiamo una sola vita, non è mai troppo tardi per fare qualcosa di nuovo.